Come scegliere il dolcificante più genuino e salutare in un mare di offerte

Zucchero raffinato e dolcificanti artificiali? Decisamente meglio starne alla larga.

La scienza ha, infatti, ormai già da qualche tempo, confermato gli effetti dannosi per la nostra salute associati al consumo del comune zucchero bianco e a quello dei dolcificanti artificiali.

Il consiglio, sempre basato sulle risultanze scientifiche, è quello di affidarsi ad alimenti naturali alternativi allo zucchero raffinato e ai dolcificanti artificiali.

L’offerta di mercato però, prendendo le mosse da questo dato ormai certo, è quanto mai varia e policroma. Come fare, dunque, ad orientarsi sul miglior dolcificante naturale in un mare così vasto di offerte? Scopriamolo.

  1.  Scegli un dolcificante naturale al 100%

Uno zucchero non può dirsi naturale solo perché proviene dalla frutta.

Perché sia davvero completamente naturale occorre molto di più.

Lo zucchero vegano per eccellenza è quello che viene estratto sfruttando il potere dolcificante delle foglie essiccate e ridotte in polvere di alcune specie vegetali, quali la Stevia, a patto però che, per farlo, venga seguita una lavorazione naturale.

Per ottenere un dolcificante naturale davvero vegan e salutare, l’ideale è sfruttare una piccola percentuale del potere dolcificante della Stevia, associandola, ad esempio, all’eritritolo, un polialcolo presente naturalmente nella frutta.

  1. Scegli un dolcificante con ZERO indice glicemico

Fruttosio? Fate molata attenzione.

A dispetto del nome estremamente ingannevole e fuorviante, il fruttosio non è salutare, anzi.

A ben vedere, il fruttosio è lo zucchero più dolce che esista in natura.

A confermarlo, ovviamente, è la scienza.

La brutta fama dello zucchero industriale ha contagiato molti produttori che hanno ben pensato di ripiegare sulla produzione di quello che, a ben vedere, è peggio, ossia il fruttosio appunto.

Il fruttosio arriva direttamente al fegato per essere metabolizzato: è qui che viene convertito in buona parte in glucosio, per una percentuale che giunge a toccare quasi il 50%.

Ne consegue che, pur essendo l’indice glicemico del fruttosio molto più basso rispetto a quello del glucosio e del saccarosio, gli studi scientifici confermano che il fruttosio causa danni al fegato, fa aumentare i trigliceridi e causa resistenza all’insulina.

  1. Scegli un dolcificante privo di coloranti o additivi aggiunti

Il fatto che lo zucchero in commercio sia bianco – che più bianco non si può – ci induce a credere che esso sia naturale, privo di coloranti.

Ebbene, è proprio questo il problema: lo zucchero raffinato, a differenza del dolcificante naturale, viene trattato proprio per evitare la presenza del suo originario colore.

Quel che è peggio è che questo trattamento di sbiancamento, a cui i comuni zuccheri in commercio sono sottoposti, è finalizzato a rimuovere il succo di barbabietole, e per farlo si ricorre ad un diffusore miscelato con additivi per cristallizzarlo.

  1. Prediligi un dolcificante al 100% vegan

Quello che si immagina, sbagliando, è che qualsiasi tipo di zucchero o dolcificante in commercio, sia comunque proveniente da specie vegetali.

Siamo, giustamente, indotti a ritenere che lo zucchero non possa avere componenti di animali o loro derivati. Ebbene, è giunto il momento di ricrederci, perché, di fatto, non è così.

O quantomeno non lo è del tutto.

Lo zucchero non è vegano: esso, infatti, pur derivando dalla canna da zucchero o dalla barbabietola da zucchero – il cui gusto e il cui contenuto nutrizionale sono quasi identici – è sottoposto ad un processo di raffinazione che tutto è tranne vegano.

Questo processo parte dalla triturazione dei gambi, operazione questa necessaria per separare il succo dalla polpa, per proseguire poi con la fase della cristallizzazione, in cui il prodotto sin qui ottenuto viene filtrato e sbiancato con carbone animale, ottenuto da ossa di animali, al fine di dare al prodotto finale il suo colore bianco ed il suo aspetto cristallino, a piccoli, perfetti grani.

Ecco cosa mangiamo.

Il vero problema, in questo scenario a dir poco catastrofico, è che il consumatore non ha nulla in suo possesso per verificare l’assenza di sostanze dannose all’interno del dolcificante acquistato.

Purtroppo, l’etichetta di questi prodotti, non riporta fedelmente gli ingredienti all’origine e, men che meno, specifica il processo ed i vari trattamenti seguiti per ottenerlo.

Non resta, dunque, che prediligere prodotti specifici, dolcificanti naturali che, già a monte, forniscono chiare informazioni circa gli ingredienti di base ed il modo in cui il prodotto finito, dopo i vari passaggi della lavorazione, viene ottenuto.

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